L'Alpe

L’Alpe 09 : acqua

Traduzione : Letizia Ricci

Immaginata per un pubblico che desidera affinare sensibilità e conoscenza, L’Alpe è la prima rivista dedicata alle diverse culture ed al patrimonio dell’Europa alpina. La sua ambizione è di informare al di là delle barriere linguistiche ; spazio di scoperta e di emozioni, L’Alpe si interessa a tutti gli uomini che, dalla Slovenia al Mediterraneo, hanno saputo acclimatarsi ad un ambiente eccezionale. Punto d’incontro tra libro e rivista, trae dal primo la documentazione di riferimento sul tema principale, il rigore analitico, l’esigenza di qualità e l’autorevolezza di autori prestigiosi. Dalla seconda prende a prestito la periodicità trimestrale che le consente di arricchire il dibattito, il fascino di una ricca iconografia, l’insaziabile curiosità del giornalismo e l’approccio necessariamente didattico. Pur se fondata su competenze rigorose L’Alpe non è una rivista riservata all’élite. Si serve di materiale storico, geografico, archeologico, etnologico, ecc., per rendere alle tracce lasciate dagli uomini in questo territorio tutto la loro profondità. Ma nondimeno sarà luogo di dibattito sul futuro delle Alpi e di tutte le montagne del mondo.

Hortense e le turbine
L’acqua vivace della vagabonda Durance evocata da Giono non è solo «  materia da turbinare  ». Lungo il suo corso, nello scorrere dei secoli, gli uomini hanno inventato per l’acqua delle montagne tutti gli usi (e tutti i conflitti) possibili ed immaginabili. Ritratto di un fiume esemplare dalla sorgente alpina alla confluenza nel Rodano.

I nuovi artisti della natura
Sulla copertina di questo numero appare un’immagine a forma di punto interrogativo : due guide arrancano senza sosta per raggiungere la vetta di un’improbabile regina Meije. Questa strana fotografia è stata realizzata in occasione dell’installazione di una land art, la Vibrazione del lago del Pontet, firmata da Pierre Dutrievoz. Ma cos’ha di inconsueto questa iniziativa di un artista in alta montagna nel mondo dell’arte contemporanea ?

Nel silenzio dei relitti
Piccolo mare interno racchiuso nel suo scrigno alpino, il Lemano racchiude autentici tesori nel fondo delle sue acque. Il lago possiede infatti un patrimonio navale eccezionale che ripercorre una storia secolare.Negli abissi alcuni relitti, autentici monumenti lacustri, cominciano a svelare i loro segreti. Il museo del lago Lemano a Nyon dedica loro una mostra ricca di fascino.

Cet ex-voto de la Dévote confrérie de Saint-André des Gens du Lac, daté de 1640 environ, fut utilisé jusqu'en 1820 à Saint-Gingolph. Prêt de la paroisse catholique de Saint-Gingolph. Photo : R. Gindroz, musée du Léman.

H2O
«  Il ricordo più remoto che mi rimane è quello della mia caduta. Una lunga caduta. Eppure dolce, per nulla spaventosa. Non cadevo. Galleggiavo. Il mio corpo era privo di peso e di consistenza. L’aria si prendeva gioco di me quasi fossi una particella che la compone, facendomi piroettare a suo piacimento. E quando il vento si faceva più forte avevo l’impressione che mi spingesse di nuovo verso il cielo.  » Una novella.

Ancora un goccio di Château-La-Pompe ?
Un’acqua gustosa …. i due termini sono davvero così antonimici come appaiono al primo sguardo ? L’acqua disseta ma può essere anche degustata sollecitando le diverse preferenze. Non ha solo gusto, ma più gusti. Puro prodotto delle terre (e delle regioni ?) che attraversa, ogni «  cru  » ha la sua personalità. Bisognerà veramente dar fiato alle papille. Piccola lezione da parte di un degustatore esperto d’acqua.

… E dall’acqua sgorgò la luce
L’epopea delle condotte forzate segna col passaggio del secolo scorso l’appropriazione della montagna, delle sue acque e dei suoi paesaggi ad opera del «  genio industriale  » dell’uomo. Una grande avventura.

L’alpe del settentrione
Da queste parti le acque sono sempre più vive, gli scogli hanno il sapore di sale, gli alpeggi si animano della brezza marina, le strade impervie somigliano a quelle dei lungomare e sulle cime si libra un odore di varecchi. Siamo in Norvegia, scoperta con orrore e fervore da intrepidi viaggiatori alla fine del XVIII secolo.

Le trecce del torrente
Sinuose capigliature acquatiche, torrenti e fiumi si sono aperti nel tempo un percorso fluttuante tra le scorie rocciose delle montagne. Ormai arginati e privati dei ciottoli, questi corsi d’acqua scorrono tra argini solidamente costruiti. Una ricomposizione artificiale che impoverisce non poco il paesaggio alpino. Perorazione a difesa di un patrimonio naturale.

Corsi d’acqua tra gli alpeggi
Canali aerei collegano i torrenti glaciali alle colture che scendono lungo i versanti delle valli alpine. Arterie vitali, questi ingegnosi impianti irrigui si fanno beffa dei rilievi più scoscesi. In particolare in Val d’Aosta e nel Valais, dove la complessità della rete, strutturata nel corso dei secoli, suscita molta ammirazione. Se i rus valdostani sono ancora in esercizio, le bisse del Valais, accuratamente conservate, offrono ai viaggiatori un diversivo rinfrescante al ritmo dell’acqua e del tempo.

Cattedrali elettriche
Forte delle sue dighe EDF, l’ente francese erogatore di energia elettrica, non è disposto a sprecare l’acqua delle montagne. Svariati decenni di grandi lavori hanno consentito al potente ente pubblico di costituire un immenso serbatoio e di appropriarsi di un’enorme ricchezza naturale.

Montagne di liquido
Figure emblematiche di un territorio, le vette della maggior parte dei paesi della terra si ritrovano rappresentate in ieratiche effigi. Una visione scritturale che al di là dell’aneddoto presta il fianco alla critica.

Figlio della montagna e dei quattro elementi
Il coltello è forse nato dalla montagna, lui che è figlio dell’acqua, del fuoco, dell’acciaio e del corno ? Alla guisa di Efesto, che forgiava le armi degli dei sotto ai vulcani, alcuni artigiani hanno profittato delle risorse offerte dalle regioni montane, Savoia, Svizzera, Piemonte ma anche Alvernia o Sardegna, per creare utensili che sono piccole meraviglie.

Vacca d’artista
Pittura paesana, naïf, arte rozza ? La produzione di Hans Krüsi è inclassificabile. Nato nel cuore profondo della Svizzera, l’artista si ispira ampiamente alle «  poya  », le rappresentazioni tradizionali dell’ascesa verso l’alpeggio. Ma il suo lavoro si iscrive in un approccio creativo ben più vasto e dotato di grande originalità.

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