L'Alpe

L’Alpe 13 : canti di un altro mondo

Traduzione : Letizia Ricci

Immaginata per un pubblico che desidera affinare sensibilità e conoscenza, L’Alpe è la prima rivista dedicata alle diverse culture ed al patrimonio dell’Europa alpina. La sua ambizione è di informare al di là delle barriere linguistiche ; spazio di scoperta e di emozioni, L’Alpe si interessa a tutti gli uomini che, dalla Slovenia al Mediterraneo, hanno saputo acclimatarsi ad un ambiente eccezionale. Punto d’incontro tra libro e rivista, trae dal primo la documentazione di riferimento sul tema principale, il rigore analitico, l’esigenza di qualità e l’autorevolezza di autori prestigiosi. Dalla seconda prende a prestito la periodicità trimestrale che le consente di arricchire il dibattito, il fascino di una ricca iconografia, l’insaziabile curiosità del giornalismo e l’approccio necessariamente didattico. Pur se fondata su competenze rigorose L’Alpe non è una rivista riservata all’élite. Si serve di materiale storico, geografico, archeologico, etnologico, ecc., per rendere alle tracce lasciate dagli uomini in questo territorio tutto la loro profondità. Ma nondimeno sarà luogo di dibattito sul futuro delle Alpi e di tutte le montagne del mondo.

I canti di un mondo
Il cuore dell’Europa batte al ritmo dell’amalgamarsi delle popolazioni e dell’estetica musicale. Non è sorprendente da parte di un mondo, quello delle Alpi, che è luogo d’incontro di speziate melodie orientali e strumenti occidentali, jodel del settentrione montano e polifonie vocali meridionali, canto di uccelli e ronzio di forgia. Tutto in perfetta armonia. Viaggi.

Il corno che viene dal mare
Gli alberi delle barche hanno suscitato qualche idea ad un musicista svizzero e messo le ali al suo corno delle Alpi. Roger Zanetti ha trasformato uno strumento profondamente ancorato nelle immagini di montagna in un oggetto di alta tecnologia, ancor più incline ai viaggi, eppure perfetto fratello di suono del tradizionale Alphorn. Insomma, quasi come affiancare lo Swatch al caro vecchio orologio a cucù !

Le Meraviglie del timbro
Sonografia della valle delle Meraviglie, la musica priva di eloquenza strumentale di Boisage et Ferrage è stata improvvisata da Philippe-Marcel Iung su una partitura di ricordi, di testi frammentari scritti su carta trasparente come il ghiaccio e di collage febbrili. Uno spartito epistolare giunto in pezzi nella sua cassetta delle lettere, settimana dopo settimana.

A suon di fanfara e a cavallo della frontiera
Tutte le occasioni sono buone per far muovere la gente e passare i giorni tra le Alpi italiane ed il Mediterraneo. Fanfara, fisarmonica, clarinetto, armonica o fischietto di corteccia, la musica accompagna la vita e soprattutto riunisce uomini e donne a dispetto di tutte le frontiere ; dalle vecchie arie folcloristiche al jazz, si evolve e si adatta, sempre viva e conviviale.

Il montanaro esiliato
Per Berlioz la montagna, luogo di isolamento e meditazione, è il quadro ideale in cui la musica può esprimersi, lontano dalle paludi in cui l’arte è condannata al compromesso e all’asfissia. Viaggi nella natura alpina incantata.

Youidi-ho-la rispose l’eco
Musica dei pastori alpini, il jodel è un canto di richiamo per il bestiame, un modo di comunicazione a distanza ed un’espressione musicale arcaica. Spesso strappate alla loro funzione, queste urla e modulazioni disarticolate provenienti da ere lontane conservano una posizione d’elezione nel folclore alpino.

Portfolio : il mio professore di felicità
Maurice Baquet, violoncellista-alpinista-umorista, Robert Doisneau, fotografo e Frédéric Lodéon giornalista-violoncellista. Circuito chiuso per questo simpatico trio che ha preso le Alpi come terreno di gioco musicale. Il primo ha appena festeggiato i novant’anni, il secondo diceva del primo di aver trovato in lui il suo «  professore di felicità  » ed il terzo rende omaggio agli altri due con una strizzata d’occhio complice. Sguardi incrociati.

Uno sguardo da lassù
Per Olivier Messiaen la montagna è alto luogo di creatività, divina e musicale. Il caos dei ghiacciai, la luce delle vette ed il canto degli uccelli nutrono le sue opere. Ritmi e colori di cui si impregnava durante i frequenti soggiorni del suo ritiro nel Delfinato.

A fil di … richiamo
La bella è percorsa da un turbamento … sedotta dal cantore, dal danzatore che si svela all’alba su una scena rustica, librandosi in una sapiente coreografia al ritmo dei rochi vocalizzi. Di questa serenata del fagiano di monte il naturalista è intento a riprodurre ogni modulazione con un semplice e piccolo pezzo di legno. Miracolo d’amore !

L’alpe ingessata
Terribile l’immagine evocata dalla Sinfonia alpestre di Richard Strauss ! Qui la montagna non è che cornice e pretesto per un’illustrazione orchestrale certamente virtuosa quanto sprovvista di ogni spiritualità. Un’opera in technicolor, più vicina alla musica da film che alla poesia delle vette…

Rock’n’roll d’a(l)titudine
Cervino battuto a colpi di mazza, rosa rosso in vetta all’Everest, montagne psichedeliche e affumicate, rock star in piena azione su una falesia o dromedari ai piedi delle vie. Il rock’n’roll ha decisamente dato vita ad immagini assolutamente originali in cui la montagna svolge talvolta ruoli imprevedibili.

Per chi suona la campana ?
I campanacci delle pecore hanno una funzione pratica ma anche estetica. Chiari o scuri, maschi o femmine, rispecchiano anzitutto il gusto di colui che li ha scelti con amore. Segni di riconoscimento e di successo, intonano la musica dell’alpeggio.

Una musica ricca di tutti i silenzi del mondo
Se questa realtà dai molteplici aspetti ci trattiene qui è perché essa ha trovato per trasmettersi una forma che la magnifica e ce la fa amare, una forma che nasce dal susseguirsi delle immagini, dalle loro affinità e dai loro contrasti, una forma che si chiama ritmo e si apparenta alla composizione musicale.

T’amo, oh pia mucca !
In principio erano le mucche. E una storia d’amore tra la bella dagli occhi dolci, un fotografo ed un sociologo. Ambedue l’hanno corteggiata, uno per strapparle un ritratto, l’altro per condurla tra musei e biblioteche. Da questa passione è nato un libro che verrà pubblicato in autunno da Glénat. Soggettivo, capriccioso, fantasioso, a volte grave, ma sempre lontano da ogni cliché, questo percorso nell’universo bovino, illustrato dalle fotografie di Roberto Neumiller ma anche da numerose opere d’arte per lo più inedite, dà prova di una gioiosa originalità. Estratti.

L’Arca delle culture di una città-mondo
Polemica a Ginevra intorno al progetto del nuovo museo di etnografia, L’Esplanade des mondes. Ricco di collezioni provenienti da tutto il mondo, tra cui il fondo Amoudruz sulle Alpi, il museo non nasconde l’ambizione di essere un catalizzatore interculturale, luogo di espressione della diversità e della differenza. Un’apertura sull’Altro che sembra infastidire qualcuno. Perorazione per l’etnografia dell’apertura.

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