L'Alpe

L’Alpe 34 : popoli dell’Alpe

Traduzione : Letizia Ricci

Immaginata per un pubblico che desidera affinare sensibilità e conoscenza, L’Alpe è la prima rivista dedicata alle diverse culture ed al patrimonio dell’Europa alpina. La sua ambizione è di informare al di là delle barriere linguistiche ; spazio di scoperta e di emozioni, L’Alpe si interessa a tutti gli uomini che, dalla Slovenia al Mediterraneo, hanno saputo acclimatarsi ad un ambiente eccezionale. Punto d’incontro tra libro e rivista, trae dal primo la documentazione di riferimento sul tema principale, il rigore analitico, l’esigenza di qualità e l’autorevolezza di autori prestigiosi. Dalla seconda prende a prestito la periodicità trimestrale che le consente di arricchire il dibattito, il fascino di una ricca iconografia, l’insaziabile curiosità del giornalismo e l’approccio necessariamente didattico. Pur se fondata su competenze rigorose L’Alpe non è una rivista riservata all’élite. Si serve di materiale storico, geografico, archeologico, etnologico, ecc., per rendere alle tracce lasciate dagli uomini in questo territorio tutto la loro profondità. Ma nondimeno sarà luogo di dibattito sul futuro delle Alpi e di tutte le montagne del mondo.

Una terra in movimento
Migrazioni e ibridazioni disegnano la storia movimentata del popolamento delle Alpi. Fenomeni di attrazione e rigetto variabili nel corso dei tempi, dei luoghi e delle circostanze, hanno indotto complessi movimenti di va e vieni di gruppi di uomini. Di qui, un insieme disparato di popolazioni che si fa beffa delle frontiere in una gioiosa diversità.

La lunga marcia
La colonizzazione delle Alpi è un lento processo di adattamento e la formazione dei popoli alpini è frutto di una misteriosa alchimia. Nel corso dei millenni gruppi di origine diversa hanno occupato, passo dopo passo, la montagna e forgiato un modo di vita originale. La civilizzazione alpestre porta tuttavia in sé un elemento culturale fluttuante, sollevando la delicata questione della distinzione tra popolo e cultura…

Quando i Celti
regnavano sulle Alpi
Guerrieri o orefici ? Dietro l’immagine bellicosa che ne rimandano i testi antichi, i Celti – o Galli – hanno lasciato alle loro spalle tracce di un’arte raffinata. Oggetti di notevole interesse stanno a testimoniare complessi scambi culturali ed una grande civiltà, che all’apogeo si estendeva dalle isole britanniche all’Asia minore. Un territorio nel cui seno le Alpi svolsero un ruolo fondamentale.

Sotto l’occhio dei Romani
Poco conosciute dagli autori dell’antichità, le popolazioni alpine sono spesso descritte come selvagge ed ostili. I Romani non hanno alcun interesse in queste genti, cui talvolta attribuiscono origini fantasiose e che combattono per garantirsi il controllo dei valichi. Conquistati sia dalla civilizzazione che dalle armi, gli abitanti delle Alpi cominceranno lentamente a romanizzarsi.

Le invasioni barbariche
All’alba del V secolo una marea umana si abbatte sul mondo romanizzato. Provenienti da nord e da est, le popolazioni dette barbare invadono la Gallia, l’Italia e le regioni alpine, dove instaureranno un nuovo ordine politico, lasciando a lungo sull’Occidente la loro impronta.

Io vendo, tu emigri,
loro transumano
Lontana dalla sclerosi e parimenti distante da un sistema migratorio legato al solo contesto economico-geografico, la mobilità è sempre stata un elemento intrinseco dell’organizzazione delle società alpine. Transumanza, multiattività, commercio ambulante, esili politici e attività specifiche hanno contributo ad instaurare un incessante va e vieni.

Dalle Alpi alla Pampa
Dal XIX secolo l’emigrazione svizzera in Argentina è stata tanto importante quanto ignorata. Incaricato della preparazione di una mostra sull’avventura dei Friburghesi espatriati, Christophe Mauron ripercorre le tappe essenziali di questo lavoro tra dubbi, riesami e… nuove conclusioni.

Come va, così torna…
Negli ultimi due secoli nelle Alpi si succedono le ondate migratorie. Con un movimento di flusso e riflusso le regioni di montagna, per lungo tempo terra di emigrazione, tornano a presentare attrattive : movimenti legati alle fluttuazioni economiche, dietro l’influenza della politica.

Risalite… mirifiche ?
Con una recente inversione di tendenza, le altitudini hanno ragioni che le valli non hanno più. Ritorno alla terra d’origine, turismo e lavoro stagionale sono alcuni dei motivi che vedono paesaggi, popolazioni ed economie locali (ri)concentrarsi verso le vette.

Zio Tell
e Guglielmo Sam
Svizzera versus USA. Come percepiscono l’America gli Elvetici ? E quale idea si fanno della Svizzera gli Americani ? Per rispondere a questi interrogativi il fotografo Geri Stocker si è interessato a ciò che alimenta con maggiore efficacia l’immaginario collettivo : l’icona pubblicitaria, tra charme desueto e armi di seduzione di massa.

Una Babele alpina
La geografia linguistica del massiccio riflette la sua diversità etnica e le numerose influenze esterne. Un patchwork dovuto al relativo isolamento delle valli, legato alla loro posizione centrale in Europa, crocevia di culture diverse. Questa diversità conosce da un secolo una progressiva involuzione e quasi ovunque i dialetti locali si estinguono inesorabilmente a favore delle lingue nazionali.

Popolo in via
di distinzione
Una sorprendente civiltà, oggi scomparsa, sembra avere avuto come fulcro il massiccio della Chartreuse, in Isère. Coincidenze fortuite e campagne di scavi hanno portato alla luce numerose vestigia comprovanti ciò che fu un tempo ben più che una cultura. Il pregevole insieme viene conservato e studiato presso il centro archeologico di Charbinières diretto da Marc Pessin. Visita guidata sulla pista ritrovata di un paese delle meraviglie.

Il paesaggio
è buono o cattivo ?
Un estratto de «  L’uomo che ha visto l’orso  », raccolta di articoli di Jean
Rolin, giornalista che ha vinto il premio Tolomeo al festival della geografia di Saint-Dié a fine settembre 2006. Questo importante libro disegna, con piccole pennellate impressioniste, il percorso di un fiutatore del tempo che racconta meglio di come va il mondo di tante dotte tesi.

Maiale felice,
prosciutto gustoso !
Nel maiale tutto è buono… Ma per quanto tempo ancora ? Questo fedele compagno del mondo contadino ha contribuito per secoli all’alimentazione delle famiglie, in particolare nelle Alpi, offrendo una varietà ed una qualità che la standardizzazione ha praticamente annientato in nome della produttività. Ma alcuni Alpini indomabili resistono ancora.

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